“Lohengrin”: Michele Mariotti’s Wagner debut at the Teatro dell’Opera di Roma
"Michele Mariotti, alla sua quarta apertura di stagione dell'Opera di Roma e al debutto con un titolo wagneriano, ha diretto saldamente l'orchestra restituendo colori e varietà di toni della grandiosa partitura incassando applausi all' inizio di ogni atto e il lungo tributo finale." Luciano Fioramonti, Ansa.it
"Al suo primo Wagner, il direttore musicale Michele Mariotti garantisce infatti un’analisi e una restituzione della partitura costantemente mirate alla chiarezza di ogni dettaglio tematico e formale quanto alla solidità dell’insieme, rendendo articolatissima la condotta ritmico-dinamica e conferendo gran peso alle fondamentali funzioni armoniche."
Paola De Simone, Connessi all'Opera
"Particolarmente curata è la gestione dei piani intermedi: Mariotti scava nel dettaglio delle linee di accompagnamento, facendo emergere figure spesso assorbite dall’impasto complessivo e riportandole a una funzione strutturale. Ne risulta una sonorità chiara, attraversata da continui movimenti interni, che sostiene l’azione senza mai irrigidirsi. Anche il trattamento degli ottoni, mai debordanti, concorre a una lettura in cui la tensione nasce dalla stratificazione piuttosto che dall’accumulo." Alessandro Cammarano, Le Salon Musical
"Dal podio Michele Mariotti teneva saldamente nelle sue mani le fila di questa splendida realizzazione musicale. Wagner, quando scriveva il Lohengrin ancora non pensava al golfo mistico, è giustamente la bacchetta di Mariotti libera l’orchestra dalle nebbie nibelungiche, la cura nei dettagli, la rende trasparente, lai espande in ampie melodie liriche, la raccoglie in momenti di meditazione, la accende negli scontri tra i personaggi, la esalta in finali di gloriosa e sensuale potenza."
Mauro Mariani, Il Giornale della Musica
"Il direttore Michele Mariotti sottolinea lo sguardo nuovo sull’interpretazione dato dal suo debutto assieme a quelli del regista Damiano Michieletto e del tenore Dmitry Korchak. Sguardo che ha posto grande attenzione ai dettagli sonori in un’opera un po’ “italiana”, nella struttura di qualche pezzo chiuso e nella fusione “comprensibile” tra canto e orchestra." Ippolita Papale, Inside the Show
"As for the Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, it produced a glorious sound, thanks to Michele Mariotti, the best Italian conductor of his generation. The masterful orchestrations of Wagner were in very capable hands, never obscuring the voices. Achingly beautiful wind, brass and string passages evoked strong emotional moments exactly when called for." Ossama el Naggar, Operawire
"Scelta di tempi, limpidezza di particolari, costante trasparenza sonora, ma anche il senso della struttura poderosa, dell’aperta cantabilità, del dinamismo drammaturgico, tutto ha trovato, nella direzione di Mariotti, la proporzione più opportuna. Sicché il calore e la comunicativa della grande partitura sono stati offerti all’ascolto in completa dovizia di colori, contrasti, indugi più intimi, o aperte espansioni."
Francesco Arturo Saponaro, Music Paper
"La dirección musical de Michele Mariotti liberó a la orquesta wagneriana de las nieblas nibelungas y la convirtió en transparente y luminosa; la expandió en amplias melodías líricas, la recogió en momentos de meditación, la encendió en los enfrentamientos entre los personajes y la exaltó en finales de gloriosa y sensual potencia. Pero lo que más admiración ha despertado es que la orquesta contribuyó siempre de manera determinante a mantener viva la dramaticidad de esta música, incluso en los momentos más estáticos, como en las largas narraciones tan típicas de Wagner." Mauro Mariani, OperaActual
"Michele Mariotti, da parte sua, ha confermato un percorso di grande crescita interpretativa che mette insieme le doti analitiche del musicista con quelle emotive e sensibili dell’artista a tutto tondo. Come sempre è la capacità di gestire l’alto numero di orchestrali con il tocco e la delicatezza di una cristalleria, ma il piglio e lo spessore di un generale d’armata, cui l’Orchestra del Teatro dell’Opera risponde con diligenza e talento in ogni sezione. Così fuoriescono non solo le preziosità della scrittura orchestrale, ma anche i sentimenti che si innestano su di esse, amplificando e perfezionando il lavoro della scena e regalando al pubblico uno spettacolo coerente, vivo, pregevole senza mai tradire l’ideale dell’opera d’arte wagneriana. Anzi, esaltandolo!"
Emiliano Metalli, Banquo Magazine
"Troppo umano per reggerlo senza lasciarsi trafiggere da quella luce che lo percorre dall’inizio alla fine. Luce che c’è nella musica, negli accordi tersi che aprono la maratona musicale (intervalli compresi la serata finisce dopo quattro ore e mezza), che riemergono ripetutamente, sino alla fine, dal magma sonoro. E che ti restano incastrati nella testa. Visione estatica che contrappunta un impasto musicale italiano, italianissimo – perché è ancora questa la natura dell’opera che Wagner scrive tra il 1845 e il 1848 (debutterà a Weimar nel 1850, poi arriverà un altro approccio, un’altra idea di teatro); perché è questa la cifra che Mariotti imprime alla sua lettura, trascendente e avvolgente, cesellata in un lungo lavoro con l’orchestra italianissima del Teatro dell’Opera. Primo Wagner e già con un carattere preciso. Da lasciar sedimentare. Da far germogliare nei semi di bellezza – dentro c’è la lezione del belcanto – gettati." Pierachille Dolfini, pierachilledolfini.it
"Mariotti dà un’interpretazione novecentesca, quasi bouleziana, della partitura orchestrale, riuscendo a tenere assieme un nitore analitico darmstadtiano con il lirismo romantico che anima l’ultima opera del primo Wagner." Francesco Ceraolo, Fata Morgana Web
"Il maestro Michele Mariotti dirige la complessa e lunga partitura con bel suono, chiarezza di concertazione e una agogica forse più attenta alle ragioni del ritmo che al respiro del canto ma sempre sfumata, ricca di colori e soprattutto priva di gratuita e facile retorica."
Francesco Giudiceandrea, GBOpera
"Mariotti, der demnächst an der Wiener Staatsoper nach seiner Norma mit Luisa Miller zu weiteren Premierenehren kommen wird, entlockt dem Orchestra dell’ Opera di Roma großartige Wagnerklänge, die von Akt zu Akt gesteigert in der spannungsgeladenen Brautgemachszene ihren interpretatorischen Höhepunkt finden, um die Gralserzählung und Lohengrins Abschied mit der größtmöglichen Traurigkeit zu gestalten." Sabine Längle, Online Merker
"Fin dal primo preludio, quasi anticonvenzionale nella scelta di un agogica sostenuta, mirante all’effetto impressionistico più che ad una statica ieraticità, Mariotti dà prova di accompagnare le voci esaltando la bellezza e la potenza della musica di Wagner. Una direzione stupenda, abilissima nel dipanare le strutture gigantesche dei duetti, come pure le grandiose scene corali; Mariotti non si prende un momento di respiro, riuscendo a creare una direzione tesa, vibrante, ma a tratti impalpabile – del resto, lui stesso definisce il Lohengrin «una partitura mai pesante, che fluttua, luminosa». L’orchestra, galvanizzata, segue il direttore, producendo un suono rarefatto sì, ma pieno, quando serve vigoroso; dell’ottimo stato dell’orchestra del Costanzi, del resto, testimonia il suono tondo, argentino degli ottoni, elemento sempre centrale dell’orchestrazione wagneriana." Stefano Ceccarelli, L'Ape Musicale
"Libera, Mariotti, Wagner, in tal modo, da ogni wagnerismo che lo scorrere implacabile degli anni gravava di luoghi comuni, d’acciari e fardelli inutili e vani per risuonare, pienamente franco, infine, musica eternamente sorgiva e tersa dove veramente l’armonia è lingua di luce e fede: d’altra parte quest’opera vive di luce, trasparenza e purezza timbrica, il che è esattamente ciò che Mariotti ha mostrato di saper fare meglio. Così, lavorando come un pittore col pennello asciutto, riesce a mettere in evidenza linee nascoste, evidenziare timide sonorità finora ignorate, risaltare trasparenze che vivono di luci attenuate, mostrare indomiti e inesausti archi luminosi, cercando e sapendo trovare, in ogni dove, non già la teutonica massa sonora, ma, invece, la chiarezza delle linee e il respiro assorto dell’orchestra." Luigi Paolillo, Fermata Spettacolo
"Così come Michieletto, anche Michele Mariotti era al suo primo cimento wagneriano. Una prova che, vogliamo dirlo subito, appare superata a pieni voti. La sua è una lettura di notevole sensibilità, irrorata da una luminosità intrinseca. La partitura viene scandagliata nelle sue linee portanti, senza perdere di vista l'articolazione narrativa. Oscura senza mai risultare pesante la resa della coppia diabolica, intessuta di profonda malinconia quella dei due protagonisti. Mariotti appare poi attento alla resa vocale, riuscendo a non prevaricare gli interpreti con volumi sonori eccessivi." Riccardo Cenci, Bellini News
"Se per Mariotti il Lohengrin è una “fiaba umana” che comincia con un thriller, il direttore libera la partitura dalle tradizionali interpretazioni, ne enfatizza sempre il romanticismo, gli aspetti malinconici e nostalgici, attraverso una rilettura sempre attenta di dettagli nell’accompagnare le voci, nel melodioso dialogo fra l’orchestra e i cantanti: la musica viene fortemente declinata su due piani, il mondo soave e melodioso di Lohengrin, metafisico, fin dal Preludio, e il mondo umano e terreno con le note gravi di Ortrud e Telmarund. Lo stesso Mariotti ha dichiarato di aver cercato un cast di stampo non wagneriano, ma quasi belcantistico, legato all’italianità dell’opera in una direzione attenta alla solidità della partitura che evidenzia il contrasto fra la luminosità del sovrumano e i suoni gravi del terreno, del male e degli abissi. Elsa pone la fatidica domanda e resta accecata da una sorta di fango melmoso nero che fuoriesce dall’uovo." Fabiana Raponi, Teatrionline
"Il lavoro di Michele Mariotti con l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è molto interessante e, per provare a darne un’estrema sintesi, sembra concentrarsi sullo sviluppo di archi drammatico-musicali tesi e compatti, piuttosto che su l'enfasi retorica. Un lavoro di sottrazione, o piuttosto di “rivelazione” (in linea con lo spirito dell’opera) del carattere intimamente profano e ingenuo dei passaggi musicali più enfatici. In questo Lohengrin, musicalmente parlando, c’è poco di divino, nonché poco di mefistofelicamente malvagio, e molto di umano. Il poco di divino che c’è si concentra in uno dei momenti più iconici, cioè la scena con il disvelamento finale di Lohengrin." Michelangelo Pecoraro, Operaclick
"Nel suo debutto wagneriano, Michele Mariotti lavora proprio su quella sensazione di arco teso tra il suono e il super suono, senza perdere la narrazione elegante del dettaglio, come alla ricerca di una chiarezza suprema e il dialogo più fertile con la scena nasce qui, nella coesistenza di grandi campate e di minime nervature, di verticalità e orizzontalità, di luce e di fango." Giuseppe Simone Modeo, exibart
"Passando alla parte musicale, il maestro Michele Mariotti si accostava per la prima volta ad una partitura wagneriana e ha proposto un’interpretazione di grande tensione emotiva e di grande lirismo, intima nella capacità di dare rilievo ai dettagli e puntando ad una grande teatralità e grande attenzione a quanto avveniva sul palcoscenico, ercando una propria cifra stilistica. L’ha ben seguito l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, così come il Coro preparato da Ciro Visco, autore di una prova di grande precisione ed incisività." The.blogartpost