Falstaff all’Opera di Roma, dirige Michele Mariotti
"Sul podio, Michele Mariotti offre una lettura di grande intelligenza musicale, nella quale trasparenza orchestrale, precisione ritmica e ricchezza timbrica concorrono a esaltare la modernità della scrittura verdiana. Il direttore evita sonorità eccessivamente roboanti e privilegia un equilibrio dinamico che permette di apprezzare la finezza dell’orchestrazione, la mobilità dei dialoghi e la continua alternanza fra brillantezza comica e malinconia.
L’orchestra del Costanzi risponde con una prestazione solida e partecipe, sostenuta da una direzione che non separa mai il dato musicale dalla situazione scenica. Altresì, risulta particolarmente felice il rallentando conclusivo delle risate delle donne alla fine del primo atto, esempio di come Mariotti sappia valorizzare il dettaglio senza perdere di vista l’architettura complessiva della partitura. Notevole anche il lavoro sugli insiemi femminili, nei quali le voci si intrecciano con una precisione quasi strumentale, trasformando il concertato in un raffinato meccanismo teatrale.
Si è assistito a una direzione che comprende perfettamente la lezione dell’ultimo Verdi, in cui la comicità non nasce dall’enfasi, ma dalla precisione non dal volume, ma dall’articolazione non dalla ricerca dell’effetto isolato, ma dall’equilibrio fra parola, orchestra e gesto. Mariotti restituisce così al Falstaff la sua autentica natura di commedia musicale moderna, nella quale ogni elemento concorre alla costruzione di un organismo vivo e sorprendentemente attuale."
Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno, l'Opinione
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"La direzione è affidata a Michele Mariotti, che conquista il pubblico grazie ad una lettura estetica e profondamente teatrale della partitura. [...]
Non può che definirsi un successo, infatti, la lettura musicale del Falstaff da parte di Michele Mariotti, al debutto nella direzione di questa partitura. Senza snaturare sé stesso, Mariotti coniuga estetica e dramma in un lodevole equilibrio. L’orchestra del Costanzi ha un suono pieno, pulito, indirizzata dal direttore ad un volume mai eccessivo, roboante, ma anzi ad una grammatura che in molte parti è memore di un gusto rossiniano, più che tradizionalmente verdiano. Non mancano, certo, momenti in cui il direttore chiede all’orchestra un volume più importante, ma sempre controllato: la sua, insomma, non è certo una lettura che guarda ad una resa sonora espressionista, quanto piuttosto ad un equilibrio nelle dinamiche e ad uno scavo nella tavolozza cromatica, vividissima in una partitura in cui il compositore ondeggia fra guizzi comici e velata malinconia."
Stefano Ceccarelli, Ape Musicale
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"La direzione di Mariotti, ad esempio, partecipava d’entrambe le sensazioni. Vi era innegabile una qualità complessiva assai alta: con una perspicacia timbrica sempre viva e una bella gamma di colori, con ritmi pulsanti e brillanti (ma non affrettati, invero), con una scelta più per l’azione che per la meditazione, più per le concrete urgenze quotidiane che per i sogni mendelssohniani."
Maurizio Modugno, Musica
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"Grandiosa la musica, in una degnissima interpretazione [..] Mariotti guida l’Orchestra del Teatro con slancio e trasparenza, una vivacità trionfante e beffarda."
Adriano Ercolani, Il Fatto Quotidiano
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"Mariotti offre una narrazione scorrevole, un suono orchestrale ricco di dettagli ben eseguito dall’Orchestra e dal Coro"
Stefano Sartini, Arte e Arti
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"Sotto la guida di Mariotti il suono dell’orchestra è ricco di dettagli e sempre sorretto da intenzioni precise: l’arguto tratteggio del tessuto strumentale, che aderisce al ricco declamato verdiano, viene reso con adeguata brillantezza e, all’occorrenza, con sense of humour e ironia. Anche i momenti in cui emergono le tinte nostalgiche e crepuscolari, o la freschezza amorosa dei fugaci incontri fra Nannetta e Fenton, risultano a fuoco. Non mancano naturalmente le sonorità piene e i turgori del Verdi più tipico, anche se a prevalere è un’articolazione cameristica delle trame timbriche."
Roberto Mori, Connessi all'Opera
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"Ultimo titolo di stagione al Teatro dell'Opera, ennesimo gallone alla bacchetta di Michele Mariotti, che affronta il Verdi più complesso e moderno e lo risolve con intelligenza, cioè puntando a tenere soprattutto insieme e con un carattere identificabile l'orchestra. Con lui suona bene."
Carla Moreni, 24 ore
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"Sul podio Michele Mariotti guida l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma in una scrittura ironica, immersa in un'atmosfera onirica, a tratti febbrile."
Betty Calabretta, Gazzetta del Sud